Fiorentini si Cresce
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L’avvocato Cristina Cocchi si è laureata presso l’Università degli Studi di Firenze nel 1996. E' iscritta all'Albo degli Avvocati di Firenze, svolge la sua attività giudiziale e di consulenza nel settore civilistico; si occupa di rapporti di famiglia, separazioni e divorzi, figli naturali, di questioni ereditarie .
Si interessa da anni della tutela dei diritti relativi all’immigrazione. E’ mamma di Giorgia.


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Quand'è "abbandono" di minore?


Gentile Signora,
ha correttamente centrato la questione, che è quella di chiedersi cosa si intenda per “abbandono” di minore e quando ciò integra il reato di cui all'art.591 del codice penale.
L'abbandono di persone minori si configura quando chi è deputato alla custodia o cura di un minore degli anni 14 (come il genitore), lo abbandoni, anche momentaneamente, tanto da esporlo a un potenziale pregiudizio per la propria vita o incolumità fisica.
Per aversi abbandono dunque non basta che il bambino sia lasciato da solo in balia di se stesso ma occorre che, come conseguenza di ciò, il minore si trovi in situazione di pericolo, che tuttavia può essere anche meramente virtuale (ad esempio aver lasciato sola in casa di notte la figlia undicenne, la quale avrebbe potuto avere un malore).
Viceversa qualora la condotta di abbandono non è idonea a porre in pericolo il minore e dunque non vi è alcuna possibilità di rischio per l'incolumità del minore, il genitore sarà esente da responsabilità penale (è il caso dell'abbandono di neonato in una chiesa o in un ospedale, dove verrà sicuramente trovato da qualcuno).
Tornando al Suo caso, vi è da dire inoltre che il genitore non è esonerato dall'addebito di reato qualora abbia agito perchè convinto che il figlio minore sia in grado di badare a se stesso; né può aver rilievo l'eventuale precocità del bambino, dovendosi ricordare che l'incapacità a provvedere a se stesso del minore di anni quattordici è presunta.
Spero di essere stata chiara nonostante la necessaria sintesi.
Con i miei migliori saluti.

Avvocato Cristina Cocchi


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E se arrivassimo a separarci?


Gentile Signora,

la riforma del diritto di famiglia ha assicurato la parità di trattamento tra figli legittimi e figli naturali e in caso di controversie tra genitori non uniti in matrimonio ha individuato la competenza del Tribunale Ordinario per le decisioni in materia di affidamento e mantenimento dei figli.

I figli sono affidati in modo condiviso a entrambi i genitori, generalmente con domiciliazione presso l'abitazione materna ma possono tuttavia intervenire accordi diversi tra i genitori nell'interesse dei figli quale, ad esempio, la domiciliazione alternata settimanale dei figli presso l'uno e l'altro genitore.
In caso di collocazione prevalente presso la madre dovrà regolamentarsi il diritto di visita del padre.
Per quanto riguarda il godimento della casa familiare con tutti i mobili, gli arredi e gli elettrodomestici, è attribuito al genitore collocatario tenendo prioritariamente conto dell'interesse e delle necessità dei bambini.
Un cordiale saluto.

Avvocato Cristina Cocchi


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