Fiorentini si Cresce

Targhe e lapidi curiose: il Pietrificatore



La storia e le scoperte di Gerolamo Segato, egittologo ottocentesco, raccontate da Rachel de Il Giardino di Rachel

Girando per i vicoli e le strade fiorentine si potrà notare la presenza di targhe che indicano il nome del luogo. In realtà vi sono più targhe, quella posta superiormente che ci dice il nome corrente della strada o del luogo, mentre quella che si trova subito in basso racconta l’antico nome, che ci fa tornare a un tempo passato e quasi dimenticato.
A Venezia si trovano simili indicazioni ma non sono di marmo bensì dipinte, dei veri e propri affreschi in miniatura, che vogliono ricordare che in antichità si appendevano delle piccole porzioni di lenzuola con i nomi dipinti, i cosiddetti “nizioleti” (lenzuolini). Sulle facciate dei palazzi si trovano anche molte lapidi che portano la memoria di personaggi famosi che in quel particolare edificio sono nati, vissuti, passati o morti.

Le storie delle targhe e delle lapidi sono spesso ignorate perché la maggior parte delle persone le guarda distrattamente, pensandole solo come fonte d’indicazione stradale.
Oggi vi racconterò di una lapide molto particolare che si trova nel complesso della basilica di Santa Croce, il “pantheon” fiorentino. La lapide appartiene a un personaggio molto curioso e stravagante, di origine veneta, oggi poco noto a Firenze: il suo nome è Gerolamo Segato (1792-1836).
Questo signore godeva di una grande considerazione all’inizio dell’ottocento. Era un importante cartografo e naturalista, ma soprattutto grande viaggiatore. Gerolamo Segato andò in Egitto nel 1818 per restarvi parecchi anni a studiare l’antica cultura egizia, svolgendo ricerche volte a scoprire i segreti dei faraoni. Lo studioso fu a contatto di tantissime figure di spicco dell'archeologia pionieristica come Giovan Battista Belzoni, il naturalista Ermenegildo Frediani, Enrico Minutoli, Bernardino Drovetti, archeologo e diplomatico italiano, tramite cui ottenne il permesso di seguire degli scavi archeologici.
L’interesse di Segato era sulla decifrazione e sulle composizioni dei papiri, con specifico studio delle mummie, dei segreti della loro conservazione. Gerolamo Segato rientrò a Firenze intorno al 1824 per motivi di salute e qui mise a frutto tutte le sue scoperte sul misterioso mondo egizio, ideando un sistema originale per “pietrificare” i cadaveri.

Gerolamo Segato non condivise mai con nessuno le sue scoperte. Questo particolare sistema fu tenuto segreto al mondo scientifico e infatti sulla sua tomba vi è un’epigrafe che ricorda che il segreto è sepolto con lui.
Alcune sue “opere” oggi si possono vedere al dipartimento di Anatomia, Istologia e Medicina Legale dell’Università di Firenze.

Rachel Valle © 2016




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